sabato 29 marzo 2014

Gusti Presidenziali, cibi e sapori preferiti da Mr. Obama



E' da poco terminata la visita del Presidente Obama a Roma, ma per lui niente Pierluigi, il celebre ristorante di Piazza de Ricci a Roma. Ha potuto gustare le specialità del famoso locale solo il sottosegretario di Stato John Kerry, mentre Barack si è dovuto accontentare di una cena a Villa Taverna, la residenza dell’ambasciatore USA ai Parioli, dove è stato ospitato per questo breve soggiorno romano.
So che siete curiosi di sapere quali sono i piatti preferiti, i suoi gusti, i cibi di cui non può assolutamente fare a meno.
Non ci crederete ma il cibo di cui il Presidente è ghiotto è niente poco di meno che uno dei classici che ci ha reso famosi nel mondo; vi do qualche indizio: rinfresca nelle giornate estive, è un ottimo cibo da street food, forse quello per eccellenza, e infine ha innumerevoli possibili varianti.



Avete capito, no? Si tratta dal Gelato, il celebre Ice Cream, sia in versione cono che in coppetta. Durante una vacanza natalizia alle Hawaii, pare che la tentazione di un gustoso e fresco gelato fosse tale che, entrato in gelateria, avrebbe ordinato 19 ghiaccioli dello stesso gusto. Il presidente va matto per uno in particolare, quello al limone, ciliegie e frutto della passione, che simpaticamente ha ribattezzato “Snowbama” ironizzando sul nome della gelateria “Island snow” dove si era fermato.
Ma entriamo nei gusti culinari dell’Uomo più potente del Mondo, quali saranno i suoi piatti preferiti? Qualche notizia sui suoi gusti è trapelata non appena vinse le elezioni, divenendo così il primo Presidente degli Stati Uniti d’America di colore. Il Presidente poco prima delle elezioni corse a gustarsi il suo piatto preferito in uno dei locali più famosi della capitale, Washington D.C., Ben’s Chili Bowl.


Fondato nel 1958, questo storico locale, celebre per i suoi Hot-Dog, per il suo Half-Smoked e per i frullati, vanta tra i suoi affezionati clienti Bill Cosby. Grazie alla pubblicità che ha conquistato giornali di tutto il mondo, Ben è diventato un punto di riferimento e letteralmente preso d’assalto da clienti che arrivano da tutto il mondo per assaggiare le sue specialità, tanto che sta aprendo nuovi punti vendita e mira a diventare un franchising di successo, sulla scorta della notorietà acquisita.

Ma vi chiederete cosa è un Half- Smoked, si tratta di  un quarto di libbra, per metà di maiale e per l’altra metà di salsiccia affumicata di manzo su "un panino cotto a vapore”, condito con senape, cipolle e salsa al peperoncino piccante fatta in casa. Ovviamente il Presidente adora il Chili Half-Smoked con salsa chili.



C’è chi giura, invece, che il Presidente vada pazzo per i fusilli alla genovese, vale a dire al pesto. Parola di Franco Nuschese, campano trapiantato nel States, titolare del ristorante “Cafè Milano” tra i più quotati di Washington, che ha ospitato Obama per il compleanno della moglie Michelle.



Incredibile poi la risposta data dal Presidente ad un bambino, il quale in occasione di una manifestazione contro l’obesità gli chiese quale fosse il suo piatto preferito. Ebbene egli rispose “i broccoli”. Chissà se la risposta data a quel piccolo curioso corrispondeva a verità oppure se si trattava di ragion di stato, consapevole dell’importanza della sua risposta agli occhi degli americani che, come è noto, non sono molto attenti alla linea, né alla qualità dei loro cibi.


giovedì 27 marzo 2014

I Grandi a tavola: viaggio nei gusti culinari dei Protagonisti della Storia.



Giulio Cesare

Chi di voi non si è mai chiesto di cosa fosse ghiotto il celebre condottiero romano, considerato il primo Imperatore di Roma e membro della illustre gens Iulia, discendente addirittura di Romolo, il fondatore di Roma. Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, Cesare non era molto parco e attento sia nel mangiare che nel bere. Tanto che Marco Porcio Catone narra che Cesare fu l’unico sovvertitore dello Stato a non essere ubriaco. Ma a lui si deve molto, e non mi riferisco alla Caesar Salad (che nulla ha a che vedere col valoroso condottiero) bensì ad una massima giunta fino a noi. Lo storico Plutarco racconta che, invitato a cena da Valerio Leone a Milano, gli furono offerti degli asparagi al burro, quest’ultimo usato dai romani come unguento e non per insaporire i cibi. Gli altri invitati romani cominciarono a lamentarsi del cibo “barbaro” ma Cesare con saggezza li zittì con la celebre affermazione “de gustibus non disputandum est”.  



Napoleone Bonaparte

Il celebre generale corso non era un buongustaio e neppure un amante dello slow food, considerato che divorava letteralmente le pietanze con una fretta e una voracità che ancora si racconta. È per questo che soffriva di gastrite che alleviava tenendo spesso una mano sullo stomaco sotto il pastrano, tanto che in questa posizione era ritratto. Pur essendo nato su un’isola era un’amante delle carni, che accompagnava con immancabile Chambertin, un vino di Borgogna. A lui, tra tanti mali, si deve l’invenzione di un piatto tipico piemontese, il pollo alla Marengo, la cui storia è singolare. Nel corso della storica battaglia, le provviste erano scarse, così il cuoco inviò due aiutanti a cercare qualcosa per soddisfare il palato del Generale. Essi tornarono solo con un polletto,  dei gamberi di fiume, uova, olio, aglio e qualche pomodoro. Unendo questi scarsi ingredienti e sfumando con del cognac (oggi sostituito da vino bianco) il cuoco preparò un piatto che Napoleone gradì molto, tanto che prese dalla tragica battaglia.



George Washington

Quali erano i piatti amati da George Washington, comandante delle forze americane nella Rivoluzione e Primo Presidente degli Stati Uniti? chissà cosa gustava nella sua dimora di Mount Vernon lungo le rive del fiume Potomac in Virginia?
Si dice che il Presidente fosse un amante delle ciliegie in tutte le loro varianti, in particolare adorava la Cherry Pie, Torta di Ciliegie, sia nella versione dolce che salata. Mangiava spesso anche purè di patate dolci, fagiolini con mandorle e pesci alla griglia di fiume, come pure carni di animali allevati nella sua fattoria; come dolci, invece, preferiva la Torta Trifle, un dolce al cucchiaio, antenato della zuppa inglese, come pure la Torta di carote. 



Giuseppe Garibaldi

Per risvegliare un po’ di sano spirito patriottico curiosiamo nella cucina dell’eroe dei Due Mondi, il Generale che ha lottato strenuamente per realizzare il suo sogno, l’Unità d’Italia. Certamente semplice era il pasto dei Garibaldini durante la spedizione dei Mille, spesso costituito solo da pane o gallette con carne salata o formaggio accompagnato da un bicchiere di vino. Ma non diverso era il gusto del Generale, il quale non amava piatti elaborati, ma anzi preferiva piatti semplici e popolari, in particolare minestre di verdure e legumi e carni arrostite, che chiamava churrasco, memore delle sue avventure in Sudamerica. Ed ancora stoccafisso, la bouillabaisse (una zuppa di pesce marsigliese aromatizzata con finocchio selvatico, scorze di arance secche e zafferano) e la pissaladiere (una torta salata con cipolle e olive nere). Umile anche nel dessert, era goloso di gallette da marinaio e uva passa, così oltre ad aver dato il nome a Piazze e Strade di tutta la Penisola, può vantarsi di aver dato il nome anche ai gustosi biscotti inglesi, i famosi Garibaldi.   



Enrico VIII

A giudicare dalle sue forme abbondanti, certamente doveva essere un buongustaio il Re d’Inghilterra, famoso nella storia per le sue 6 mogli, misteriosamente scomparse una dopo l’altra dopo aver partorito figlie femmine. Insaziabile si potrebbe definire questo sovrano, al pari delle sue brame di potere e gloria. Amava stupire gli invitati come un Trimalcione rinascimentale, con banchetti di cui ancora oggi si narrano le meraviglie e lo stupore. Si cenava con posate pregiate e non era impossibile trovare all’interno di pasticci e portate, fiori e frutti o anche gioielli e preziosi. Prediligeva le carni di vitella e selvaggina (tra cui tacchini importati dal Nuovo Mondo) ma non di maiale, lasciato al popolo e considerato meno pregiato. Come pure gustava pesci di fiume, all’epoca ritenuti più ricercati di quelli di mare. Il tutto innaffiato di vino, eredità della tradizione romana, importato dalla Provenza o dalla Toscana.   

martedì 25 marzo 2014

Tavoli con vista, i ristoranti italiani con i panorami più affascinanti della Penisola



Imàgo at the Hassler c/o Hotel Hassler 
Piazza Trinità dei Monti 
Roma

Al sesto ed ultimo piano dell’Hotel Hassler, che domina Piazza di Spagna giusto accanto alla chiesa di Trinità dei Monti, avrete il piacere di gustare le prelibatezze, stellate Michelin (1 stella) dello chef Francesco Apreda, il tutto allietato dalla magnifica vista mozzafiato sui tetti di Roma che spazia fino alla cupola di San Pietro.

Per una cena romantica solo Voi e Roma. 


Ristorante dal Confalone Hotel Palumbo
Via San Giovanni del Toro, 16
84010 Ravello – Salerno

Se volete dare una sbirciatina al paradiso non dovete far altro che perdervi nel mezzo della costiera amalfitana e fermarvi a Ravello. Celebre nel mondo per il Festival musicale che vi si tiene ogni anno, sulle orme dei maestri che rimasero incantati da questo luogo unico tra cielo e mare, uno tra tutti il compositore tedesco Richard Wagner. Per una serata indimenticabile ipnotizzati da una vista mozzafiato sulla costiera e sul mare illuminato dai raggi di luna, fermatevi nei seicenteschi locali del ristorante Dal Confalone dell’Hotel Palumbo, gustando le creazioni gastronomiche dello chef  Michele Deleo. Menù degustazione a partire da 85 euro. 




Ristorante Reginella 


Via Posillipo 45/A 80123 Napoli

Non poteva mancare Napoli ed il suo spettacolare golfo, con sullo sfondo il Vesuvio e la costiera sorrentina. Ho scelto uno dei locali forse meno celebri e conosciuti ai più, ma, a modesto parere di chi scrive, senza dubbio unico, a picco sul mare e con una delle migliori prospettive di Napoli e del suo panorama. Ottima cucina di pesce, pizza “napoletana” DOC e prezzi accessibili.


Rosa di Camogli
Via Jacopo Ruffini 13
Camogli – GE

Arroccato sulla cima da cui si domina Camogli ed il suo splendido porticciolo vi è il ristorante Rosa; in linea con la tradizione, gode di una magnifica terrazza a strapiombo sulla scogliera dal panorama mozzafiato dove godersi il sole e la brezza marina. La cucina è tipica ligure, specialità di pesce, attenzione alla qualità delle materie prime. Ottimo rapporto qualità prezzo. Davvero da non perdere.



I figli delle stelle
Giudecca 70/71 
Venezia

Immancabile la presenza in classifica di Venezia. Sarà per il suo immenso fascino, sarà per la sua unicità ma la città sull’acqua non smette mai di stupire. Se volete ammirare il campanile di San Marco e il palazzo ducale, non c’è vista migliore di quella del ristorante I figli delle stelle, posta sulle rive della Giudecca, perfetto connubio di sapori e bellezza, frutto dell’attenta cura dello chef Luigi Schiralli, il quale ha sapientemente unito il meglio della tradizione pugliese e veneta, mediterraneo e laguna. Prezzi medi.





La giara
Vico la Foresta
Taormina

Che ne dite di una cenetta a lume di candela con vista sull’Etna e sul golfo di Taormina. Da molti lustri il ristorante La Giara conquista turisti che arrivano qui da tutto il mondo per ammirare uno degli spettacoli naturali più incredibili al mondo, il tutto gustando le prelibatezza gastronomiche e le primizie della terra sicula.


La Canzone del Mare
Via Marina Piccola, 93 - 80073 Capri (Napoli)

Si deve ad una cantante inglese, Gracie Fields, ed al suo amore per Capri la nascita di uno dei luoghi più spettacolari al mondo, la Canzone del Mare. Sullo sfondo di Marina piccola e dei faraglioni di Capri potrete degustare ottimi piatti di pesce e cucina caprese in una cornice unica ed inimitabile, ascoltando il rumore delle onde che si infrangono sulla spiaggia, questa è la canzone del mare.


Ristorante "Al Terrazzo" presso l'Hotel Villa Giulia
Via Parè 69/73
Valmadrera (Lago di Como)

Per affacciarsi sulle rive del lago di Como di manzoniana memoria, niente di meglio che il ristorante Al terrazzo dell’ hotel Villa Giulia di Valmadrera. Per una cena romantica e raffinata in una location d’eccezione


Spero che questa mia personale classifica sia stata di vostro gradimento, che possa essere per Voi lettori di spunto per visitare i fantastici luoghi narrati. Felice di avervi fatto sognare e vivere "la Grande Bellezza" del nostro meraviglioso Paese.

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venerdì 21 marzo 2014

Franco Pepe: i segreti e la passione di un Maestro della Pizza da Caiazzo a Milano.


Dopo una lunga assenza dovuta a cause di forza maggiore, eccomi nuovamente al posto di combattimento per raccontarvi un’altra esperienza enogastronomica imperdibile per gli amanti della Pizza.
Non voglio semplicemente suggerire una della migliaia di pizzerie sparse per l’Italia e neppure raccontare una ricetta scontata per preparare una pizza casalinga, no! Per farmi perdonare della mia assenza, vi farò entrare nel mondo del mago dell’impasto, il Maestro della Pizza: Franco Pepe.
Qualcuno di voi, avrà sicuramente sentito parlare di questo Maestro Pizzaiolo, il quale forte di una profonda passione, che trova radici nella risalente tradizione familiare, iniziata da Nonno Ciccio negli anni ‘30 ed oggi giunta alla terza generazione, ha creato un tempio dedicato a questo piatto universalmente conosciuto, la Casa della Pizza.

Il suo locale, Pepe in Grani, si trova a Caiazzo, tra le dolci colline dell’Alto Casertano, cittadina che da sola meriterebbe una visita. La città definità “perantiquum oppidum” dagli scrittori antichi, che si ritiene fondata dagli Opici (di cui ancora si ammirano le mura megalitiche), successivamente etrusca e poi sannita ed infine inglobata nell’Impero Romano, con il nome di Caiatia. Tragicamente ricordata anche per la Strage che avvenne in questo territorio nel 1943, ad opera delle truppe tedesche in ritirata e per la quale la città è stata insignita della Medaglia d’Argento al Merito Civile: ventidue inermi contadini, tra i quali bambini in tenerissima età, furono barbaramente massacrati per ordine di un giovane ufficiale tedesco Wolfgang Lehnigk Emden, senza alcun motivo umanamente comprensibile. Era il 13 ottobre a Monte Carmignano.


Affascinante la leggenda  secondo la quale la città sarebbe stata fondata da una ninfa, Calata, figlia di Tifata, ardentemente amata da Volturno, la quale per sfuggire all’ira paterna si rifugiò nel territorio dell’attuale Caiazzo e qui stabilendosi fondò la città che da essa prende il nome.

Ebbene è in questo angolo di paradiso, che Franco Pepe nasce e cresce e con lui anche la sua passione per la pizza, per l’impasto, per l’eccellenza; Franco vuole creare l’impasto perfetto, vuole usare solo i migliori prodotti, vuole essere ancorato alla tradizione al tempo stesso guardando al futuro, vuole sperimentare, vuole creare un luogo di eccellenza dove poter assaporare una pizza soffice e leggera dal sapore insuperabile.

È così che, dopo anni di sacrifici e di lavoro, acquista uno splendido palazzo settecentesco, sapientemente ristrutturato dall’architetto Di Fusco ed inizia la sua avventura. Franco lavora giorno e notte, impasta, rigorosamente a mano ogni sera, per poi valutare temperatura, umidità e tempi di lievitazione; non si vede l’ombra di un macchinario tecnologico, perché come ama raccontare, le macchine non hanno calore, non hanno cuore.

Da Franco Pepe gusterete una pizza unica, dal sapore ineguagliabile e solo con prodotti del territorio, rigorosamente selezionati dal Maestro in persona.   
Da non perdere la Mastunicola o Pinsa conciata del 500, che guarda alla storia e alla tradizione delle antiche focacce, su cui, come oggi, veniva adagiato lardo, basilico e pepe ed a cui oggi la creatività del Maestro Pepe ha aggiunto il sapore del vero Conciato Romano; il Calzone con la scarola, le Olive rigorosamente del Caiatino, capperi e alici di Cetara, infine la mia preferita, la Nero Casertano, ovvero una classica margherita con fiordilatte di Alvignano, scamorza affumicata e salame di Maialino Nero Casertano, un insaccato pregiato tipico del territorio di rara bontà.  Per i palati più audaci segnalo anche le pizze che accompagnano al Conciato Romano le pere e i fichi bianchi del Cilento.

Ma Franco Pepe non è solo pizza, infatti ho avuto modo di provare, e vi consiglio, come antipasti le olive di Caiazzo e i pomodori secchi davvero squisiti, per non parlare dei crocchè di patate, leggeri e croccanti ed ancora salumi e formaggi del territorio di qualità e sapore ineguagliabile, sapori veri di una volta.


Per gli amanti della frittura, imperdibile il classico calzone della tradizione napoletana con cicoli e ricotta e la pizza fritta con pomodorino e basilico, come la preparava mia nonna, semplice e gustosa.

Ma non potevo andare via da Caiazzo senza aver gustato il Sospiro d’Angelo, un dolce tipico caiatino, inventato dalla Pasticceria Sparono (http://www.pasticceriasparono.it); si tratta di un semifreddo a forma di  cupola ricoperta di cacao amaro, all’interno Pan di Spagna insaporito dalla bagna di liquori, la prima farcitura di crema gialla pasticciera simile alla crema bavarese con pepite di cioccolato, la seconda farcitura di crema bianca chantilly con granelle di nocciole.

Non c’è da meravigliarsi che Franco Pepe abbia ottenuto notorietà a livello nazionale ed internazionale, al punto tale che Princi, il celebre panificatore milanese, ha inaugurato il suo nuovo locale di Milano, portando all’ombra della celebre Madonnina la pizza caiatina il tutto sempre sotto l’occhio vigile del Maestro che segue ogni passaggio e garantisce la qualità del prodotto.
Vi chiederete ora qual è il segreto della pizza di Franco Pepe, c’è chi dice la lavorazione della pasta a braccia nelle madie di legno, chi la sapiente miscela delle farine, chi ancora l’acqua e la lievitazione, a mio modesto parere ciò che rende la pizza di Franco Pepe insuperabile è la passione sconfinata per l’eccellenza, l’amore per il suo territorio e soprattutto, un ingrediente speciale, il cuore.  

Se avete domande, volete chiarimenti o semplicemente commentare il post seguitemi su twitter @blogallacoque
PEPE IN GRANI
Vico S. Giovanni Battista, 3
81013 Caiazzo (CASERTA)
info@pepeingrani.it
www.pepeingrani.it

giovedì 6 giugno 2013

La bottega dei sapori: Bottega San Giovanni



Eccoci pronti per un’altra piacevole scoperta di gusto. Quello di oggi è un luogo, ancora non molto conosciuto, ma che sono certo diventerà un’irrinunciabile metà per tutti i gourmet romani.
Il locale di cui vorrei parlarvi si trova nei pressi della Basilica di San Giovanni in Laterano (precisamente in via Terni n. 13) e proprio da questa prende il nome: Bottega San Giovanni.

Il nome rispecchia e lascia intuire gli arredi che sono davvero particolari e curati nei minimi dettagli, non sembra di essere in un ristorante, piuttosto in una bottega d’altri tempi, in un salotto in piena Provenza piuttosto che in centro a Roma, arredata con gusto con pavimento in parquet scuro e pannelli di legno chiaro alla pareti su cui sono appese, in modo originale, fotografie di piatti elaborati, e devo dire che il tutto crea un’atmosfera proprio piacevole e perché no anche romantica, ma senza formalismi.


Il menu proposto dallo chef Andres Upegui, di origine colombiana ma romano d’adozione, è stato la sorpresa più grande: vario ed articolato comprende sia cucina tradizionale, rivisitata dallo chef in modo impeccabile, ma anche portate originali con un’attenzione, non solo alla qualità delle materie prime ed agli abbinamenti, ma anche all’estetica, per la serie anche l’occhio vuole la sua parte.
Sia io che la mia ospite, una nota lighting designer, (ebbene si ho “tradito” la mia dolce metà, purtroppo impegnata in un viaggio di lavoro) abbiamo optato per il menù del giorno, a mio parere molto invitante e decisamente superiore alle nostre aspettative.
Mi ha molto colpito la calda accoglienza: appena entrati nel locale, infatti, ci hanno servito dell’ottimo prosecco e delle chips appena fritte con del delicato ketchup della casa, già così conquistandoci subito.

Ma le nostre sorprese non sono finite, infatti la cena è proseguita ancora meglio. Per cominciare, come antipasto, ho scelto delle ottime pizzottelle dello chef, ovvero quelle che nella cultura gastronomica napoletana prendono il nome di montanare: si tratta di pasta lievitata (quella della pizza per intenderci) fritta con salsa di pomodoro e parmigiano reggiano.
Al contrario la mia ospite ha scelto il saccottino di pasta brik con dadolata di verdure, scamorza e salsa alle mandorle, che era davvero eccezionale, caldo fuori e con un cuore di scamorza fresca all’interno.

È seguito un ricco piatto di spaghetti cacio e pepe, davvero ben fatti, anche se mi sarei lasciato volentieri tentare dall’ottima pasta fresca della casa “home made”, sarà per la prossima.


Il secondo era da leccarsi i baffi: scaloppine all’arancia spolverato di granella di noci, il tutto contornato da patate al forno e verdure cotte. Questo è davvero un piatto unico, la carne era tenerissima e l’arancia era ben abbinata al piatto, senza creare contrasto bensì esaltandone il sapore. E pensare che anche Tiziana Stefanelli, la vincitrice di Masterchef, pensa che il segreto della cucina siano gli agrumi, e ripensando a questo piatto devo dire che condivido pienamente.

Ma non potevamo concludere la serata senza assaggiare i dessert della casa.
La nostra scelta è caduta sulla cheesecake che, servita come un’opera d’arte, era davvero squisita, come pure la tarte tatin, un classico dolce della tradizione francese che, calda al punto giusto, lasciava affondare il cucchiaino nel suo delizioso ripieno.   

Spero che questa recensione sia stata di vostro gradimento, ma prima di concludere dimenticavo di dirvi che il prezzo di questa luculliana cena non è stato per nulla eccessivo, ma il rapporto qualità prezzo è ottimo, in alternativa al menù a la carte vi è la possibilità di optare per il menù del giorno dove, alla modica cifra di 20 euro, è possibile degustare un antipasto a scelta (quelli su descritti), un primo ed un secondo oppure un primo ed un dolce, una cena davvero spettacolare in un ambiente per tutte le occasioni e soprattutto per tutte le tasche: provare per credere.  
Non ci sono più scuse per non venire a provare le specialità di questo delizioso ritrovo di gusto.
Se vi è piaciuta la mia recensione, se volete sapere quali saranno le mie prossime scoperte…seguitemi su twitter…@blogallacoque  

venerdì 24 maggio 2013

Un tuffo nel mare di Chioggia: il ristorante El Gato.




















Avete in mente una gita, un weekend fuori porta o semplicemente avete voglia di scappare dal caos che vi circonda? Ho quello che fa per voi.
Vorrei consigliarvi di trascorrere una giornata all'insegna del mare, della storia e della cultura, anche gastronomica, in terra veneta. Ma, attenzione, non voglio rimarcare le prevedibili e scontate bellezze di Venezia, né descrivervi le rive del lago di Garda, al contrario vorrei raccontarvi questa magnifica terra da un luogo meno conosciuto, ma altrettanto ricco di arte, storia e cultura che ne fanno il paradigma di questa regione: Chioggia.
Secondo una leggenda le origini di Chioggia sono da ricercarsi nel viaggio di Enea, il celebre eroe troiano, il quale, dopo la distruzione della sua città, fuggì alla ricerca di una nuova terra, dove stabilirsi, che trovò nel Latium. Insieme ad Enea vi erano anche Antenore, Aquilio e Clodio. Proprio quest’ultimo stabilitosi nella laguna veneta, fondò la città che da lui prende il nome di Clodia, l’attuale Chioggia, a cui impresse, come simbolo, un leone rampante rosso.
In realtà, la vera origine di questa città è da rinvenirsi nella fondazione, intorno al 2000 a.C., da parte dei Pelasgi, un popolo di navigatori, che si stabilì in questi luoghi. Essi crearono una città artificiale che veniva sommersa dal mare ad ogni alta marea.  Ed a  tutt’oggi l’alta marea nella città vecchia talvolta, come nella vicina Venezia, sommerge il centro storico della città, ricordando ai suoi abitanti come il mare sia da sempre padrone di questo territorio, di cui i chioggiotti sono ancori custodi.
La città è stata anche un importante centro dell’Impero romano, nota fin dall'antichità per le saline qui presenti, dalle quali veniva ricavato uno dei sali più pregiati dell’Impero, il “sal Clugiae”, secondo quanto riferiscono gli storici dell’epoca Cassiodoro ed il più noto Plinio il Vecchio.
Il centro della città, infatti, è costituito dall’antico cardo romano, oggi Corso del Popolo, da cui si diramano strette calli, che si affacciano su pittoreschi canali, lungo i quali sono ormeggiate le barche dei pescatori. Il tutto crea un’atmosfera davvero particolare, sembra di essere in una piccola Venezia, ma a differenza della più celebre sorella maggiore, questa città non è invasa da orde di turisti, né intasata da gondole e vaporetti, il che affascina e colpisce il turista curioso che vi si avventura alla sua scoperta.
Già Goldoni, il celebre commediografo veneziano, rimase affascinato da questa città ed in particolare dai suoi vivaci abitanti; forse fin troppo, visto che tutt’oggi sono noti per essere alquanto polemici ed un po’ attaccabrighe, tanto che scrisse un‘opera ambientata in città, che prende il nome di “Le baruffe chiozzotte”.
Alla fine del Corso si trova, su di un’alta colonna, la statua del leone, simbolo della città, che essendo di modeste dimensioni i veneziani ironicamente chiamavano “il Gatto”; fate attenzione perché secondo una leggenda locale prima di tornare indietro bisogna girare attorno alla colonna, altrimenti sono guai.
È proprio dal “gatto” che prende il nome il ristorante di cui voglio parlarvi; si chiama “El Gato” e si trova proprio sulla via principale, ai piedi della torre di Sant’Andrea, alla cui sommità potrete ammirare il più antico orologio del mondo.
Il ristorante, uno dei più antichi della città, è stato sapientemente ristrutturato, secondo un gusto classico  ed elegante, ma al tempo stesso molto moderno e ricercato.

La cucina è quella tipica del territorio, ma soprattutto caratterizzata da prodotti di una freschezza e qualità davvero unica e dove ovviamente il pescato del giorno la fa da padrone.
Dal canto mio, ho avuto modo di assaporare l’eccezionalità della cucina nel misto di antipasti al vapore della vecchia tradizione lagunare; si tratta di un tripudio di mare, dove potrete gustare crostacei (scampo, gamberone, cannocchia), baccalà mantecato, polpo verace in cassuola, una capasanta da leccarsi i baffi, una polentina con gamberetti, rana pescatrice e per finire le “sarde in saore”, una specialità tipica chioggiotta, sardine fritte in una salsa agrodolce a base di cipolle.

Ho proseguito il mio percorso gastronomico con dello squisito risotto di “Go”, trattasi di un pesce di laguna non molto pregiato perché molto spinoso, ma molto usato per la delicatezza delle sue carni.


Ed ancora dei gustosi paccheri, rigorosamente di grano duro di Gragnano, con polpa di "moeche".

Per secondo ho optato per un filetto di rombo e di San Pietro in crosta di patate, entrambi di impareggiabile qualità e di eccelsa bontà, a cui è seguito un delicato sorbetto al limone ed un immancabile caffè.
Devo dire che la qualità del servizio, l’ambiente elegante e l’eccelsa cucina ne fanno una meta imperdibile ed una tappa obbligatoria del territorio.
Questo post è dedicato a tutti gli amici e le amiche chioggiotte, in particolare alla chioggiotta che ha rapito il mio cuore (P.S.: ahimè, non è la proprietaria del ristorante “El Gato”.  Le recensioni sono solo il frutto solo della mia sincera e disinteressata passione per la cucina).
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